Carlotta Ventura su «Il Blog di Editoria» 28 maggio 2026
Il vestito più leggero di Marina Guglielmi: un luogo senza tempo
«Dodici luoghi per dodici giorni di attesa, o forse dodici anni, non sono più sicura di quanto tempo sia passato da quando sono entrata qui».
Il nuovo romanzo di Marina Guglielmi, uscito per FuoriAsse edizioni ci trasporta in un luogo senza tempo, in cui due donne, madre e figlia, amiche, ma anche nemiche, si danno l’ultimo commiato. Menzione Speciale della XXXVI edizione del Premio Calvino, il fulcro del romanzo sono i suoi nuclei semantici fondamentali — le stanze, gli abiti e i colori — che scandiscono le emozioni e i ricordi della protagonista, fino a culminare in un dolce addio tra le due.
Una madre, una figlia, dodici stanze in dodici giorni – o forse anni.
È dalla prima stanza Un vestito a fiori che inizia il viaggio della protagonista del romanzo di Marina Guglielmi, la quale accompagna la propria madre verso la morte, in quella che non è tanto una “veglia funebre”, ma una vera e propria danza.
L’autrice, con una poetica elegante e musicale, offre un mosaico composto da dodici tasselli. Ciascuno è ambientato in una stanza diversa, che diventa spazio simbolico e narrativo di un momento significativo della vita della protagonista: la figlia, che è anche la voce narrante. Con una notevole cura stilistica, Marina Guglielmi riesce a catapultare chi legge, insieme alle protagoniste, all’interno delle stanze del romanzo. La sua scrittura è in grado di evocare un mondo di sensazioni delicate e nostalgiche, facendo emergere memorie intime che il lettore stesso non credeva di custodire: le estati passate in campagna, il profumo della natura, la curiosità e l’emozione di bambino nel violare il divieto di non entrare nella stanza da letto dei nonni. Ricordi che ci recano gioia, certo, ma anche un grande senso di nostalgia e dolore: l’autrice lega la prima stanza all’ultima, stanza in cui c’è il commiato tra madre e figlia, un episodio che ci fa riflettere sull’accettazione della morte, di come essa non è altro che la tappa conclusiva della vita.
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