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Letture di Traverso

Cooperativa Letteraria avvia in città Letture di traverso.

Libri per scorrere tutta una galleria di personaggi che amano, odiano, soffrono, che cercano amore. Tutti eroi di carta che, per questo comune denominatore dei romanzi che è la vita stessa, con le sue contraddizioni e gli eventi spesso inspiegabili, intendiamo conoscere meglio.

Gli autori incontrati:

Gianluigi Ricuperati, Ernesto Aloia, Fabio Geda, Enrico Remmert, Demetrio Paolin, Giorgio Vasta, Emiliano Amato, Mauro Tomassoli, Daniele Pugliese, Marco Lazzarotto, Andrea Pomella, Claudio Morandini, Vanni Santoni, Massimo Maugeri, Luca Rinarelli, Roberta Lepri, Andrea Malabaila, Giovanni Gastel Jr, Lorenzo Iervolino, Fernando Coratelli, Alessandra Sarchi, Andrea Caterini, Marco Rizzo, Patrick Fogli, Roberto Barbolini, Silvio Valpreda, Bianca Garavelli, Marco Steiner,  Mauro Berruto, Mario Capello, Mario Pistacchio e Laura Toffanello, Giovanni Cocco, Rosa Matteucci,  Giuseppe Munforte, Stefano Trinchero, Flavio Santi, Mimmo Sammartino, IGORT, Guido Conti, Nanni Delbecchi, Carmen Pellegrino, Domenico DaraPaola BelloneFlavio Santi, Lorenzo IervolinoGian Luca Favetto, Domenico Trischitta, Roberto Barbolini, Paolo Bacilieri, Nanni Delbecchi, Marco Rizzo, Ángel de la Calle, Daniela Mattalia, Patrick Fogli, Andrea Serra, Domenico Dara, Pierpaolo Vettori, Giacomo BendottiGuido ContiAngelo Di LibertoFabrizio Dori.

 

 

Il prossimo appuntamento:

 

 

Franco Vanni: La regola del lupo (Baldini+Castoldi)

 

«Proprio nel momento in cui il glicine entrò nel paesaggio, sentì il primo scoppio. Un colpo secco e senza corpo. Uno sparo di pistola. Poi l’incomprensibile urlo di un uomo. Quindi il secondo colpo, simile al primo».

Due colpi di pistola, all’alba, spezzano il silenzio e la quiete del lago di Como.

Un uomo viene trovato morto, riverso sul tender della sua barca a vela al largo di Pescallo, nel comune di Bellagio. A uccidere il ricco imprenditore Filippo Corti, detto «Il Filippino», è stato un proiettile sparato nel giorno del suo quarantesimo compleanno. A bordo con lui c’erano i suoi tre migliori amici e nessun altro: due uomini e una donna.

Chi ha sparato e perché?

«Il Filippino è un grandissimo figlio di puttana», dicono quelli che lo hanno conosciuto. Uno che la fortuna se l’è costruita da sé, a qualunque costo. I suoi tre amici no, sono cresciuti nell’agio. Ma nulla è come sembra, proprio a partire dalla verità sulla misteriosa figura del Filippino e dalla sua pericolosa corsa verso il successo, finita in tragedia.

A indagare sull’omicidio è Steno Molteni, ventisettenne giornalista del settimanale milanese di cronaca nera «La Notte». Dalla stanza 301 dell’Albergo Villa Garibaldi, dove vive e in cui la sera lavora come barista, raggiunge al lago la bella Sabine, fotografa di origini eritree. Gli interrogatori ufficiali e i sopralluoghi sulla barca invece sono portati avanti da Salvatore Cinà, maresciallo dei carabinieri di Bellagio prossimo alla pensione.

Due indagini parallele, nel contesto meraviglioso del lago italiano più famoso nel mondo. Due verità diverse, destinate a incontrarsi.

 

Vanni

 

Franco Vanni (Milano, 1982), cronista al quotidiano «la Repubblica», ha seguito centinaia di casi di cronaca nera e giudiziaria. È docente al master in Giornalismo dell’Università Cattolica. Insegna all’Accademia del giallo. Con tre amici cura il blog di pesca anonimacucchiaino. it. Nel 2015 ha pubblicato Il clima ideale, suo primo romanzo, premiato come migliore esordio italiano alla trentesima edizione del Festival du Premier Roman de Chambéry. Nel 2017, con Andrea Greco, ha scritto il saggio d’inchiesta Banche impopolari. Nel 2018 ha pubblicato per Baldini+Castoldi il giallo Il caso Kellan, in cui compare per la prima volta come protagonista il giornalista-investigatore Steno Molteni.

 

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Fabrizio Dori: Il dio vagabondo (Oblomov)

 

Un senzatetto sempre ubriaco attira a sé folle di fedeli; in cambio di una bottiglia di vino o mezzo grammo di hascisc racconta storie che fanno passare la tristezza e risolvono i problemi.

Eustis non è però un hippy o un santone qualunque. È un satiro e possiede realmente il dono della profezia. Nei tempi antichi apparteneva al Tiaso, la corte errante di Dioniso. Un giorno il satiro si separa dal gruppo e si perde. Inizia così il suo interminabile pellegrinaggio alla ricerca dei vecchi compagni. Il tempo passa, nel corso dei secoli Eustis vede cambiare il mondo attorno a lui. Oggi si arrangia come può, oppresso dalla nostalgia per un'epoca di meraviglie che pare perduta per sempre.

Le cose però stanno per cambiare: gli dei, forse, non sono veramente scomparsi. Per ritrovarli Eustis dovrà però affrontare la sua personale odissea ai confini di una moderna metropoli.

 

FabrizioDori

Fabrizio Dori ha frequentato l'Accademia di Belli Arti di Brera e ha lavorato nel campo dell'arte contemporanea, esponendo i suoi lavori alla Quadriennale di Milano e in diverse mostre collettive a Milano, Udine, Ravenna, Verona. Nel 2013 disegna le tavole di Uno in diviso (Tunuè), graphic novel tratto dall'omonimo romanzo di Alcide Pierantozzi e sceneggiato da Adriano Barone. Nel 2016 pubblica per il mercato francese Gauguin, l'autre monde con Sarbacane. Il graphic novel ha avuto edizioni in Inghilterra (SelfMadeHero), Stati Uniti (Abrams Books), Italia (Tunuè), Cina (Huazhong) e ha vinto il Premio De la Ville de Serignan in Francia.

 

 

 

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Angelo Di Liberto: Confessione di un amore ambiguo (Centauria)

 

Un romanzo scritto con una cura straordinaria. Un giallo raffinato, un enigma inquietante, ma anche una storia d’amore sensuale e languida. Una lettura sorprendente.

 

Lauri, chirurgo, è sposato da dodici anni con Alma, disegnatrice. Vivono un’esistenza tranquilla suggellata da un amore assoluto, nella villa Ducrot a Palermo, in riva al mare, in quella che fu una delle più misteriose dimore di un’antica famiglia di origini francesi. Ma una notte, mentre Lauri è vittima di uno strano sonno, Alma fugge lasciando poche tracce dietro di sé: mancano una manciata di disegni e qualche gioiello. Indizi flebili, piste assurde costringono Lauri a trasformare improvvisamente la propria esistenza, alla ricerca della moglie, fino ad arrivare a un epilogo sconvolgente per cui nulla sarà più come prima. Angelo Di Liberto, con una lingua di elegante bellezza, scrive un potente romanzo d’amore che si muove tra la letteratura dell’oblio di Pierre Michon e il giallo enigmatico di Georges Simenon.

 

 

DiLiberto

 

 

Angelo Di Liberto è nato a Palermo e ha studiato all’Istituto Nazionale del Dramma Antico di Siracusa. Tiene una rubrica settimanale di approfondimento letterario sulle pagine di Palermo de La Repubblica e in rete ha fondato il gruppo di lettori consapevoli “Billy, il vizio di leggere”, seguito attivamente da oltre diciottomila persone. Nel 2017 ha pubblicato Il bambino Giovanni Falcone (Mondadori).

 

 

 

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Guido Conti: Quando il cielo era il mare e le nuvole balene (Scrittori Giunti)

 

Un romanzo tra guerra e pace, realistico e fantastico, poetico e fluviale, come il Po che bagna una terra avventurosa.

Che la pianura fosse il fondo del mare è una favola affascinante per Bruno, un bambino che vive in una grande corte a ridosso dell’argine del fiume Po con nonno Ercole, socialista, che racconta storie meravigliose, e nonna Ida, che guarisce le storte e scaccia i demoni dai cani. Bruno cresce incantato dalle storie che vive e sente raccontare: qui c’è il suo amico Millemosche che riceve da un angelo, in chiesa, il dono di curare i cavalli, qui conosce la tragica avventura di Vera e l’amara esperienza del Peppo che gli narra com’è diventato cieco durante la prima guerra mondiale.Poi un giorno, in mezzo ai campi, appare un uomo che arriva a piedi con una valigia: è l’Americano, il padre assente, l’eroe ambiguo che segnerà per sempre la sua adolescenza. Bruno vive tra stupori e fascinazioni, immerso in una natura spesso crudele, dove gli animali sono messaggeri di gioie e disgrazie. Tra le magiche nebbie del Po conosce anche Laura, una ragazzina sveglia e intraprendente con cui vivrà l’esperienza della guerra, l’arrivo dei tedeschi lungo il Po, i primi incanti di un sentimento che non sa ancora definire e poi lo sfollamento e il trauma della separazione. Nel dopoguerra Bruno, diventato grande, tornerà a cercare i ricordi di un’infanzia vissuta intensamente tra sogni e immaginazioni, e incontrerà una donna, Betty, affascinante e seducente, che lo metterà di fronte a tante verità difficili da accettare.Un romanzo di formazione e vocazione, intenso, scritto con una lingua energica e lirica allo stesso tempo, che affonda le sue radici in quel realismo magico emiliano che, fin dall’esordio, ha nutrito e dato corpo e anima alla narrativa di Guido Conti.

CONTI GUIDO

 

Guido Conti è nato a Parma. Scoperto da Pier Vittorio Tondelli, ha pubblicato i primi racconti Il coccodrillo sull’altare (Guanda 1998, Premio Chiara). Tra i suoi romanzi, I cieli di vetro (Guanda 1999, Premio Selezione Campiello), Il tramonto sulla pianura (Guanda 2005), e Le mille bocche della nostra sete (Mondadori, 2010). Il grande fiume Po (Mondadori 2012) è un viaggio alle radici della storia e della cultura della sua terra. Da sempre appassionato studioso dell’opera zavattiniana, ha curato la raccolta degli scritti giovanili di Cesare Zavattini, Dite la vostra (Guanda 2002) e Giovannino Guareschi, biografia di uno scrittore, (Rizzoli 2008, Premio Hemingway per la critica). Per i bambini ha scritto e illustrato Il volo felice della cicogna Nilou (Rizzoli 2014), Nilou e i giorni meravigliosi dell’Africa (Rizzoli 2015) e Nilou e le avventure del coraggioso Hadì (Libreria Ticinum 2018). Ha raccolto le sue lezioni sulla lettura e la scrittura nel volume Imparare a scrivere con i grandi (Bur Rizzoli 2016). 

 

 

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Giacomo Bendotti: Falcone e Borsellino (Becco Giallo)

Giovanni Falcone nasce a Palermo il 20 maggio 1939. Giudice, magistrato, simbolo nazionale della lotta contro la mafia, è stato — con Paolo Borsellino — il rappresentante di punta del pool antimafia che negli anni Ottanta ha indagato sulla criminalità organizzata.

Al suo impegno si devono la collaborazione del boss Tommaso Buscetta e lo storico Maxiprocesso a Cosa Nostra, che si è concluso con più di 300 condanne.Dopo aver subito minacce e delegittimazioni pubbliche, Giovanni Falcone è stato assassinato il 23 maggio 1992 assieme alla moglie e agli agenti della scorta nella cosiddetta Strage di Capaci, lungo l’autostrada A29, nei pressi di Palermo. Sarà il giudice Borsellino, agli occhi dell’opinione pubblica italiana, a raccoglierne il testimone.

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Il 23 maggio 1992, all’Ospedale Civico di Palermo, Paolo Borsellino abbraccia per l’ultima volta Giovanni Falcone prima che muoia. Agli occhi dell’opinione pubblica Borsellino diventa l’erede naturale del giudice Falcone. Per Cosa Nostra il prossimo nemico da abbattere. Il 19 luglio 1992 Borsellino muore nella strage di via D’Amelio assieme agli agenti della scorta. L’agenda rossa sulla quale appuntava ogni dettaglio scoperto dopo la morte di Falcone — tra cui probabilmente le rivelazioni del pentito Gaspare Mutolo sulle infiltrazioni mafiose negli apparati dello Stato — sparisce dal luogo dell’attentato e non viene più ritrovata.Cosa c’era scritto nell’agenda di Borsellino? Perché qualcuno ha voluto cancellarne ogni traccia?

 

Bendotti

 

Giacomo Bendotti (Roma, 1984) è uno scrittore, sceneggiatore e fumettista italiano. Dopo aver frequentato la Scuola Romana dei Fumetti si è diplomato in sceneggiatura presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Ha pubblicato una prima graphic novel su Giovanni Falcone e una seconda su Paolo Borsellino. Per il cinema ha scritto la sceneggiatura di numerosi cortometraggi. Al film Scialla! (Stai sereno) di Francesco Bruni ha collaborato come storyboard artist e assistente alla regia e, dello stesso film, ha scritto l'omonima novellizzazione, che si è aggiudicata il "Premio Ostiglia Arnoldo Mondadori - Un libro al cinema" organizzato dal comitato del Festival Internazionale di Cinema d’Arte tenutosi a Ostiglia (Mantova) il 6 e 7 ottobre 2012.

 

Nel 2015 è co-sceneggiatore de L'attesa, film per la regia di Piero Messina che è stato presentato in concorso alla 72ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia.

 

 

 

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Pierpaolo Vettori: Lanterna per illusionisti (Bompiani)

''Siamo noi i negri, è chiaro. Gli ebrei, gli italiani... Abbiamo qualcosa in più, ci prude l'anima e non possiamo grattarcela, capisci? È perché sono schiavi, i negri intendo: ma adesso in America si riprenderanno tutto, vedrai. Non si può resistere al jazz, non puoi schiacciare la testa della gente una volta che ha sentito lo swing. Anche se sta zitta, dentro continua a battere il piede a tempo.'' Il grande Max insegna agli amici una musica rivoluzionaria, che fa orrore ai nuovi padroni del mondo: il jazz. Il grande Max ha una sorella fantastica, Kitty, e una camera con il soffitto viola.

Hans è innamorato di Max e Kitty, della loro vita a tempo di swing. Del resto anche sua madre ammira il loro papà, medico appassionato delle teorie di Freud e come lui ebreo. Ma quando lo zio Gerd, un reduce frustrato e violento, decide di educare il nipote come un virgulto della Hitlerjugend, e quando a scuola il carisma del grande Max inizia ad appannarsi in seguito alle leggi razziali, Hans inizia a dubitare di sé: è così facile credere a quello che viene propagandato per le strade e lasciar scivolare nell'ombra Kitty e Max, soli sotto il loro soffitto viola, come in uno dei trucchi per illusionisti dell'ambiguo giocattolaio Fredo...

Pierpaolo Vettori proietta le luci magiche di una grandiosa amicizia tra ragazzi contro il cielo plumbeo della Germania nazista: e ci costringe a guardarci allo specchio, a svegliarci dal torpore dello spirito che è sempre in agguato per chi vive sicuro nelle tiepide case del presente.

 

PVettori

 

 

Pierpaolo Vettori è nato a Venaria Reale in provincia di Torino. Laureato con una tesi sulla Swinging London, fabbro di professione, è stato finalista per due edizioni al Premio Calvino. Ha esordito con La notte dei bambini cometa (Antigone, 2011), seguito da Le sorelle soffici (Elliot, 2012) e da La vita incerta delle ombre (Elliot, 2014). Per diversi anni si è occupato di musica e ha lottato contro i demoni. Alcuni li ha catturati e messi su carta.

 

 

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Domenico Dara: Appunti di meccanica celeste (Nutrimenti)

 

Sono passati gli anni, e a Girifalco le vite seguitano a orbitare come corpi celesti, traiet­torie che s’intersecano e si allontanano rispondendo alle misteriose leggi dell’universo. Tutte le vite tranne alcune, a cui un fato beffardo sembra aver sottratto il movimento e le illusioni.

Lulù il pazzo vaga per il paese suonando le foglie, in attesa che màmmasa ritorni per ascoltare il suo valzer. Archidemu Crisippu coltiva l’indifferenza verso il mondo, che a don Venanzio, invece, interessa soltanto coltivare il piacere dei sensi. Cuncettina ’a sìcca sospira al figlio mai nato, mentre Angeliaddu desidera il padre che non ha mai avuto. E non c’è giorno che Mararosa non maledica Rorò, per averle rubato l’amore della vita.
La mattina dopo san Lorenzo, notte delle stelle, arriva a Girifalco un circo. Non è di quelli che si fermano di tanto in tanto; è una carovana avvolta da un’aura incantata, un corteo sfavillante di elefanti e domatori, trapezisti, lanciatori di coltelli e illusionisti. La novità scuote la gente ed eccita gli animi, e cambierà per sempre le sorti dei sette protagonisti del romanzo.
Domenico Dara torna nel luogo del suo fortunato esordio – Girifalco, paese reale e insieme suggestiva Macondo magnogreca – per raccontare una storia di destini sovvertiti e miracoli terreni, una fiaba letteraria che invita a guardare la realtà oltre le comuni apparenze.

 

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Domenico Dara 

Domenico Dara è nato nel 1971. Dopo aver trascorso l’infanzia e l’adolescenza a Girifalco, in Calabria, ha studiato a Pisa laureandosi con una tesi sulla poesia di Cesare Pavese. Vive e lavora in Lombardia. Ha esordito con Breve trattato sulle coincidenze, la storia del postino di Girifalco con la passione per le lettere d’amore che ha raccolto l’apprezzamento dei lettori e il favore della critica. Per la sua opera prima, già finalista al Premio Calvino, ha ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio Palmi, il Premio Viadana, il Premio Corrado Alvaro e il Premio Città di Como. Sito dell’autore: https://domenicodara.it/

 

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Andrea Serra: Frigorifero Mon Amour (Miraggi)

 

Frigorifero Mon Amour è un libro umoristico, ammuffito e con un retrogusto persistente di critica sociale. Il protagonista, Felice, è un marito e un papà che, vessato dalla moglie e dalle temibili figlie, deve fare i conti con la fuga del proprio frigorifero, esasperato dallo spreco di cibo cui assiste quotidianamente. Da quel momento Felice (ma sempre meno) proverà in tutti i modi a ricongiungersi con l’amato elettrodomestico. Alla fine di un turbine di eventi travolgenti, sarà costretto ad affrontare una rocambolesca quanto grottesca discesa agli Inferi per ritrovare il suo amato frigorifero e il senso della propria esistenza. Una reinterpretazione sociale e umoristica del mito di Orfeo e Euridice.

 

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Andrea Serra 

Andrea Serra (Torino 1975), è seguito su FB da migliaia di persone per i suoi racconti umoristici. Gli episodi, seguitissimi, che hanno per protagonisti sua moglie, una coatta romanaccia, e le "due Temibili sorelle Serra" , le sue figlie, sono diventati questo libro, molto divertente e con il tema di fondo della lotta allo spreco alimentare. Andrea Serra inizia a scrivere e nel 2016, con il racconto “Il mio dentista”, vince la XV edizione del concorso RACCONTI NELLA RETE e lo pubblica in un’antologia edita da Nottetempo; nello stesso anno scopre che nell’armadio della loro camera da letto ci vive Luca Argentero con addosso solo un paio di slip leopardati e vince la II edizione del CONCORSO 88.88, Premio Letterario Nazionale per racconti brevi. Nel frattempo sua moglie continua a incoraggiarlo (“INVECE DE SCRIVE, PORTA ‘A BAMBINA IN BAGNO CHE E’ CARICA”) e riesce ad arrivare tra i finalisti del XV edizione del Premio InediTO-Colline di Torino, sezione Narrativa-Racconto. Nel 2017 è di nuovo finalista nella XVI edizione del Premio Il Salmastro e nella X edizione del Premio Internazionale Città di Sassari e grazie al supporto decisivo di sua moglie (“MA CHE C’AVRAI SEMPRE DA SCRIVE?”) vince il premio speciale della Giuria della XVI edizione del Premio InediTO-Colline di Torino sezione Narrativa-Racconto. Pubblica quotidianamente pezzi ammuffiti dei suoi racconti e foto di carote con la barba bianca su Facebook e Instagram. Cura su «FuoriAsse» "Il principio dell'Iceberg" rubrica dedicata ai racconti.

Questo è il suo primo libro.

 

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Patrick Fogli: A chi appartiene la notte (Baldini+Castoldi)

"Un romanzo completamente diverso che parte dal mistero e dal fascino della Pietra" Adriano Arati.

Irene Fontana è una giornalista d’inchiesta, messa fuori gioco dalla sua ostinazione a svelare corruzioni e tutelare i diritti dei cittadini. La Contessa è la casa di sua nonna, la casa delle sue vacanze di bambina.
Due piani in sasso e una mansarda, in cima a una delle colline dell’Appennino reggiano.È tornata a vivere lì. Tutto il suo mondo era crollato in meno di un mese e in quello che restava non c’era nulla che le interessasse. Così, ha ricominciato dall’inizio.

Filippo cade dalla Pietra di Bismantova una notte d’estate. Irene è lì, per puro caso, il giorno dopo, quando rimuovono il suo corpo. La madre del ragazzo non crede al suicidio e chiede aiuto a Irene. Lei parte dalla vita di Filippo, dai suoi amici, dalle sue frequentazioni. Scopre un locale, lo Snoopy, dove nel giorno di chiusura si organizzano festini piuttosto estremi. Incontra un uomo, il Pittore, un artista che vive isolato in una casa museo, in compagnia della sue sculture da incubo. Questa è, in verità, solo una parte di un quadro ben più complesso che parte da lontano.

Inseguire la vita di Filippo si trasforma in una discesa all’inferno. Ma ciò che appartiene alla notte, appartiene alla notte, le illusioni durano un istante e quando se ne vanno non sono mai esistite. Come i sogni, i miraggi, i miracoli, i demoni. Ci salveremo solo insieme. E proprio per questo non si salverà nessuno.
 

 

P Fogli

 

Patrick Fogli, è nato e vive a Bologna (1971). Ha esordito con Lentamente prima di morire (2006), un romanzo che ha ottenuto molto successo e altrettanti riconoscimenti. Successivamente ha pubblicato tra gli altri L’ultima estate di innocenza (2007) Il tempo infranto (2008), Dovrei essere fumo (2014), e Io sono Alfa (2015) consacrandosi come uno fra gli scrittori italiani più sensibili al mistero e ai lati inquietanti della psiche umana ma anche della vita civile. Con Stefano Incerti ha scritto la sceneggiatura di Neve, il film del regista napoletano.

 

 

 

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Daniela Mattalia: La perfezione non è di questo mondo (Feltrinelli)

Ti strappa un sorriso, ti invoglia a girare pagina, e pian piano i protagonisti trovano spazio dentro di te. Chiara Barra

Torino, tra le Molinette e il Valentino.
Adriano, professore ottantaduenne che ha appena perso la moglie, ha un segreto di cui si vergogna un po’: da quando Giulietta non c’è più, continua a vederla tra le corsie delle Molinette, anche se sa che non può essere vero. O forse sì?
A soccorrerlo dal dubbio di essere sull’orlo della pazzia intervengono uno stravagante tassista, per il quale è normalissimo che i morti rimangano accanto ai loro cari, e altre tre persone che incrociano la sua strada: Gemma, libraia trentenne che nel fine settimana fa la volontaria al Filo d’Argento, un call center per anziani; Olga, un’arzilla zitella ricoverata con una gamba rotta; e Fausto, giovane grafico precario fidanzato a una ragazza della Torino bene e padrone di Archibald, bracco con il vizio di darsi alla macchia proprio nel parco dove Gemma fa jogging.
Le vite di questi quattro personaggi si intrecciano, come in una danza, tra il parco e l’ospedale, dove si aggirano altre inafferrabili presenze. Perché chi l’ha detto che morendo si deve per forza andare nell’aldilà, in un paradiso perfetto, algido e lontano? Non è forse più consolante – e infinitamente più divertente – immaginare di poter restare nell’aldiquà, invisibili a tutti tranne a chi ci vorrà vedere, fantasmi della porta accanto con le piccole fissazioni e manie di sempre, con le nostre stupende imperfezioni?
Un folgorante romanzo d’esordio, che arriva dritto al cuore. Una commedia fresca e delicata, che si rivolge a tutti quelli che, almeno una volta nella vita, hanno sofferto per una perdita e che, con la sua dolcezza, aiuta a rendere più bello e abitabile il nostro fragile mondo imperfetto.

Daniela Mattalia

 

 

Daniela Mattalia, giornalista, è nata a Torino. Ha provato a vivere a Brescia, Genova e Verona prima di decidere che Milano, dove si è trasferita dopo la laurea in Lingue e Letterature Straniere, è il suo habitat ideale. Lavora come caporedattore a “Panorama”, dove si occupa di tutto un po’ ma in particolare di scienza, dalla medicina all’astrofisica. Vive con il marito Luca e la setterina Bughi. Feltrinelli ha pubblicato La perfezione non è di questo mondo (2017), il suo romanzo d’esordio.

 

 

 

 

 

 

 

 

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